L’area di Caselle in Pittari, nel Cilento Meridionale, oltre ad essere una zona di particolare fascino paesaggistico, rappresenta un’area di notevole interesse speleologico. Infatti in poche decine di chilometri quadri sono raggruppati un notevole numero di grotte, tra cui inghiottitoi, risorgenze e numerose piccole caverne e sgrottamenti che si aprono in prossimità di alcuni alti morfologici. Non a caso è qui che si trova uno dei fenomeni carsici più affascinanti e imponenti dell’Italia, l’Inghiottitoio del Bussento, nel quale si riversa il fiume omonimo per poi riemergere dopo un percorso sotterraneo di circa 4 km in linea d’aria e un dislivello di circa 100 metri, dalla Risorgenza del Bussento, nei pressi dell’abitato di Morigerati. Con queste caratteristiche il percorso sotterraneo del fiume Bussento è secondo, in Italia, solo a quello del Fiume Timavo in Istria.
Il fenomeno carsico dell’area è fortemente condizionato dall’assetto geologico e geomorfologico: la presenza di corsi d’acqua che scorrono su una copertura terrigena impermeabile, crea le condizioni ideali per la formazione di inghiottitoi. I principali fra questi sono ubicati al margine nord del M.te Pannello, in un’area di circa 1 kmq, che comprende gli ingressi dell’Inghiottitoio del Bussento, dell’Orsivacca, del Caravo e del Cozzetta, che costituiscono un
reticolo idrografico sotterraneo molto complesso.

Inghiottitoio del Bussento

L’inghiottitoio del Bussento è ubicato in prossimità dell’abitato di Caselle in Pittari (SA), e si presenta ai visitatori con un maestoso ingresso, incassato tra alte pareti calcaree, oltre il quale spariscono nel buio le acque del fiume omonimo, per poi riemergere, dopo un percorso sotterraneo di quasi 4 km in linea d’aria e un dislivello di circa 100 metri, dalla Risorgenza del Bussento, nei pressi dell’abitato di Morigerati (SA). Queste caratteristiche lo rendono uno dei fenomeni carsici più affascinanti e imponenti della Campania e di particolare interesse speleologico a livello nazionale.

L’inghiottitoio è raggiungibile tramite un sentiero turistico che conduce al letto del fiume Bussento e quindi, dopo poche decine di metri, alla grotta. L’ingresso si presenta con un portale alto circa 25 metri e largo 15, posto alla base di una parete strapiombante alta circa 100 metri, nota come “La Rupe”.

Appena ci si avvicina sembra di vedere ancora scorrere il fiume impetuoso sul letto ciottoloso, di sentire il frastuono delle cascate, delle rapide, e non ci vuole molta fantasia per immaginarsi i primi esploratori che si buttavano coraggiosi nelle acque turbolente, legati soltanto in vita con una corda, per superare una rapida o guadagnare semplicemente la sponda opposta.

Una volta superato l’ingresso, la grotta si sviluppa in direzione NE, per circa 150 metri, con una larghezza che raggiunge 15 metri e con la volta alta quasi 20 metri. Sul fondo, oltre ai ciottoli ben arrotondati e levigati dalla furia delle acque che prima vi scorrevano, talvolta sono presenti grossi massi crollati dalla volta che creano dei gradini, facilmente superabili in arrampicata. In questo settore della grotta è presente sul lato sinistro un lungo tratto caratterizzato da depositi di fango e da un arrivo secondario; in questo punto la grotta cambia bruscamente direzione assumendo direzione SSE. Continuando a seguire il corso del fiume si giunge ad un brusco abbassamento della volta, che raggiunge un minimo di 1.70 metri, con il fondo completamente occupato da un laghetto, ove probabilmente il fiume sifonava durante le massime piene, provocando l’allagamento dell’ingresso.

Superato il sifone si raggiunge brevemente una sala denominata “Sala del Gambero” oltre la quale gli ambienti si riducono di dimensione e si aprono una serie di 4 laghetti superabili con piccoli canotti.

Oltre questo tratto allagato si apre la “Sala Monaco-Spera”, posta  in corrispondenza di una piccola ansa; quindi la grotta continua con un’alta galleria  con numerose pozze d’acqua, nota come “Galleria Franchetti”. L’ultima sala accessibile, la “Sala Consolini”, presenta una volta alta circa 20 metri e il fondo occupato dal lago sifonale, dove si sono finora arrestate le esplorazioni.

I fenomeni di concrezionamento calcitico sono pochi e concentrati in corrispondenza delle zone sottoposte ad intenso stillicidio dove sono presenti alcune colate stalattitiche.

Complessivamente l’Inghiottitoio del Bussento presenta uno sviluppo di circa 600 metri, con un dislivello di 25 metri.

Dopo il completamento della diga Sabetta, posta sul corso del fiume circa 2,5 km a monte dell’inghiottitoio, di quel fiume impetuoso non rimane che la descrizione riportata nelle pubblicazioni. Ora invece nel letto del fiume sotterraneo non scorre che un piccolo rigagnolo di acqua alimentato dallo scarso apporto idrico che sfugge alla diga ed arricchito dagli scarichi che si riversano lungo il corso del fiume Bussento e raggiungono il fondo della grotta, fermandosi sovente nel loro corso a formare pozze d’acqua stagnanti e maleodoranti.

Nonostante l’attuale situazione in cui ora riversa, l’Inghiottitoio del Bussento rappresenta un sito di enorme interesse speleologico, geologico, naturalistico, idrologico ed ambientale, che necessita di essere valorizzato e salvaguardato.

Una sua frequentazione da parte di visitatori potrebbe risultare di grande interesse nell’ambito di un piano di conoscenza e salvaguardia del sistema carsico del Bussento, laddove la conoscenza si trasforma in considerazione e nel riconoscimento del suo valore naturalistico ed ambientale favorendo in questo modo la nascita nelle popolazioni locali di un atteggiamento di recupero e salvaguardia della loro ricchezza naturale.

A tal scopo il progetto prevede un minimo di intervento che permetta di visitare in parte il corso sotterraneo del fiume dimostrando al visitatore, comunque, la maestosità e grandezza dei fenomeni carsici e speleogenetici in atto.

Le difficoltà tecniche che un visitatore con scarsa esperienza speleologica potrebbe incontrare porta a limitare il tratto di grotta che si intende adattare a tale scopo. Il tratto che risulta idoneo è quello che dall’ingresso attraversa le prime centinaia di metri di grotta fermandosi in prossimità del tratto sifonante prima della “Sala del Gambero”.

Premessa la realizzazione di un idoneo sentiero esterno che conduca tranquillamente al corso del fiume e quindi all’ingresso dell’inghiottitoio, si prevede di superare il basso laghetto iniziale presente all’ingresso con un camminamento sul lato sinistro per circa una decina di metri; successivamente la progressione continua sul lato sinistro della grotta per un centinaio di metri dove si prevede di approntare tra i massi un percorso di facile percorribilità che permetta di superare agevolmente massi e pozze d’acqua; quindi la progressione avviene nel tratto non percorso dall’acqua, posto qualche metro più in alto del corso del fiume, caratterizzato da accumuli di fango che permettono un tranquillo passaggio. Si supera in questo modo una seconda centinaia di metri e dopo poco si scende nuovamente sul tratto percorso dall’acqua dove si prevede di approntare un percorso che superi massi e pozze d’acqua così come quello precedente. Dopo poco si giunge al primo sifone dove si interrompe la visita, la presenza di specchi d’acqua subito dopo rende la visita del secondo tratto di grotta troppo impegnativo ed oneroso.

20160523_105953Verrebbero così percorsi circa duecento metri di grotta, che rappresentano un terzo dello sviluppo totale e che permettono di immergersi nell’ambiente della grotta e di assaporarne le emozioni.

Questo ipotetico percorso non prevede grossi interventi all’interno della grotta e con limitati movimenti di terra e rocce internamente senza l’apporto di materiale dall’esterno permetterebbe di migliorare la percorribilità e rendere questo primo tratto di grotta agevole anche per visitatori poco esperti. Si intende che la progressione può avvenire solo con impianti d illuminazione ed equipaggiamento speleologico idoneo e con guide esperte dei luoghi.

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